Regali che migliorano la vita (letteralmente)

Lo so, mancano meno di 48 ore a Natale, ma se siete degli indecisi dell’ultimo minuto e all’appello vi mancano ancora dei regali, evitate per questo anno la tazza di Babbo Natale e prendete spunto da questo bell’articolo di Cristina Nadotti per La Repubblica (ndr. Aggiungo alla lista un mio consiglio personale: con 15 euro, tramite la comunita’ di Sant’Egidio, donate un pranzo di Natale e un dono personalizzato a chi altrimenti resterebbe da solo) :

LO si può comprare all’ultimo momento e si è sicuri che non verrà riciclato. In più, fa sentire meno in colpa chi soffre il consumismo natalizio. Il regalo solidale, in voga già da qualche tempo sotto forma di piccoli oggetti simbolici, ha fatto il salto tecnologico, ma pur diventando 4.0, grazie a un acquisto con pochi passaggi sui siti delle ong, si è arricchito di materialità. Di quella buona. Ora si può regalare un asino a una famiglia in Burkina Faso (lo propone il Ciai, Centro italiano aiuti all’infanzia) oppure alberi da frutta per finanziare una scuola (Save the Children).

Sullo scaffale virtuale si può scegliere anche una bicicletta per aiutare un bambino cambogiano a raggiungere la scuola (Link for aid), un serbatoio per acqua potabile (Medici senza frontiere), un trasporto in ambulanza (Medici con l’Africa Cuamm), una coperta per i profughi (Unicef), e per chi vuole aiutare l’arte anche il restauro di un libro (Fai).L’elenco è molto vario e per tutte le tasche, il gradimento altissimo, con un aumento del 40 per cento di richieste secondo Amref, confermato in “notevole incremento” da Medici senza frontiere, e testimoniato dalla scritta “esaurito” sui cesti da comprare sul sito di Emergency. Nei pensieri di chi sceglie un regalo solidale quest’anno però c’è, oltre ai Paesi lontani, anche l’Italia, così molti cesti natalizi sono confezionati con prodotti delle zone terremotate. In questo caso funzionano soprattutto il passaparola, i gruppi d’acquisto o i mercati di Coldiretti, come è successo lo scorso fine settimana a Roma: per entrare nel cortile del Vignola in piazza Navona, dove fino a metà gennaio si tiene un mercato di 15 aziende delle zone colpite dal sisma, si sono formate lunghe code e si è dovuto contingentare l’ingresso. In questo caso, chi acquista ha la certezza che i suoi soldi andranno direttamente a chi ne ha bisogno, condizione quasi essenziale per il successo del regalo solidale, più difficile da assicurare per finanziare progetti all’estero.

“Optare per un’organizzazione piuttosto che per un’altra è una questione di fiducia – osserva Andrea Borgato, direttore amministrativo di Medici con l’Africa Cuamm – è fondamentale la trasparenza, assicurare, per esempio, che i 250 euro donati per una borsa di studio sono esattamente ciò che si spende per la formazione in loco. Per fornire queste garanzie ai sostenitori bisogna abbassare i costi di struttura, rendendo più efficienti le strutture organizzative e sfruttando al meglio i finanziamenti che arrivano dai fondi istituzionali”.

“Scegliere di fare un regalo solidale significa fare un regalo che vale doppio – dice Annalaura Anselmi, direttrice della raccolta fondi di Msf – per il destinatario che lo riceve ma anche per migliaia di persone vittime di povertà, guerre, malattie, catastrofi naturali. Il cento per cento delle nostre donazioni in Italia deriva da fondi privati, che ci permettono di rispondere a ogni tipo di emergenza in modo tempestivo ed efficace”. Riguardo alla corrispondenza tra donazione e regalo scelto Amref specifica: “I costi che indichiamo, per esempio i 30 euro per il kit prenatale, danno l’idea di cosa si potrebbe comprare in quel progetto dedicato alle mamme. Se però arrivassero finanziamenti per 2mila kit prenatali e tale numero non collimasse con le esigenze dei nostri progetti, tali fondi andrebbero ridistribuiti su altri bisogni impellenti”.

A chi ancora si chiede se un regalo solidale è gradito, basta infine mostrare i risultati di uno studio pubblicato ieri dal Centro studi Confcooperative, secondo il quale “18 milioni di italiani ricicleranno i regali in almeno tre modi: 5 su 10 regaleranno ad altri i doni ricevuti; 2 su 10 li cambieranno in buoni da spendere nei negozi di acquisto e 3 su 10 proveranno a rivenderli online”. Allora meglio essere generosi altrove, perché le ong sono tutte d’accordo che senza le donazioni il loro lavoro non sarebbe possibile. A Natale e tutto l’anno.

Cristina Nadotti per LaRepubblica

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